martedì 15 ottobre 2019

FIBROMI ALL'UTERO: LA VIA DELLA GUARIGIONE ATTRAVERSO UN PERCORSO PROFONDO DENTRO SE STESSE


Cari amici di questo blog,
oggi pubblico con grande gioia una nuova testimonianza, quella di una donna molto coraggiosa, che a 42 anni ha trovato le soluzioni più consone alla propria natura e alla propria volontà, per salvare il proprio utero da una probabile isterectomia a causa di vari fibromi uterini, e che soprattutto ha smesso di lottare contro se stessa, trovando la pace nel suo cuore.
Ecco la sua preziosa testimonianza:

"Cara Cristiana e care tutte,
vi scrivo per condividere con voi la mia storia, nella speranza che possa dare conforto a chi si trova in una situazione simile alla mia.

Ho 42 anni e, a gennaio 2019, mi rivolgo a un centro a Milano per curare il mio piccolo fibroma con una crema a base di ormoni bioidentici, non volendo prendere la pillola come consigliato dalla mia ginecologa. 
Lo tenevo controllato dal 2014, ma da mesi avevo forti dolori nel periodo ovulatorio e i cicli iniziavano ad essere ravvicinati. 
Lì scopro che si è ingrossato arrivando a misurare circa 4,5 cm, e ce n’erano altri due più piccoli. 

Inizio a curare di più anche l’alimentazione, comunque già molto equilibrata, eliminando tutti i cibi che procurano acidosi nell’organismo (tè, caffè, carne, latticini, frumento, ecc). 
Un’ecografia 3D il mese successivo evidenzia un’ulteriore crescita del fibroma più grande, che raggiunge i 5 cm e presenta necrosi e aree colliquate. 
La dottoressa che esegue l’ecografia mi dice che queste caratteristiche, unite alla crescita repentina, non possono fare escludere un’evoluzione di tipo maligno, e che l’eventuale operazione, per la posizione particolare del mio fibroma, poteva comportare la rimozione dell’utero. Andava monitorato a breve.

Alla ricerca di un sostegno naturale, ad aprile 2019 inizio il mio percorso con Cristiana. Era la prima volta che ricorrevo alla terapia floreale. 
La prima volta che mi affidavo ai fiori di Bach, ma il mio cuore mi diceva che era la strada giusta. 
Le persone intorno a me, infatti, non mi capivano realmente. 
Cristiana si è mostrata subito molto sensibile, dolce, ma ferma e sincera. 
Io però, che nella vita mi sono sempre impegnata in tutto per ottenere risultati (tienilo a mente, questo passaggio!), ero scettica che questi fiori potessero davvero lavorare dentro di me “senza sforzo”, senza che io mi dovessi applicare, seguire delle regole. Troppo facile, mi dicevo, chissà se funzionerà.


Nelle sedute con Cristiana, abbiamo iniziato a lavorare sull’ascolto del sintomo, sull’accogliere le mie emozioni, dar loro riconoscimento, accettarle: qualcosa che, con lei, mi riusciva di fare ma, tornata alla vita quotidiana, mettevo poco in pratica, presa da mille altre cose. 
Però, come le dissi nel primo colloquio, mi ero ripromessa sin da subito di non chiederle nulla sulla miscela di fiori, di affidarmi a lei, per non andare a guardare cosa significavano, mentalizzando troppo, senza “sentire” davvero il mio corpo.

L’affidarsi, la fiducia, per una storia personale fatta di abusi nella cerchia familiare, è semre stata una questione difficile per me.

Alla fine di luglio 2019, nuova ecografia di controllo: il fibroma è ormai di 5,3 cm, con ampie aree colliquate, la dottoressa è molto preoccupata, ripete che le due caratteristiche che concorrono alla prognosi negativa, l’aumento repentino e l’aspetto anomalo, sono entrambe presenti, nonostante a gennaio i marcatori tumorali fossero negativi. Andrà rimosso, ma l’utero non si sa se verrà salvato.

La seduta di inizio agosto con Cristiana, per me, è stata la più dolorosa. 
Ero riuscita a prenotare la visita con un altro bravo ginecologo per la fine del mese, ero in attesa di una risonanza, in un periodo difficile dovuto alle vacanze estive e alla chiusura di molti servizi. Ma soprattutto, è stata la più dolorosa perché mi sembrava di essere più serena negli ultimi tempi, eppure il fibroma era aumentato di volume, e di poco anche gli altri. 

Ero confusa, credevo di essere sulla strada giusta, di avere davvero riconosciuto questi fibromi, di averli accolti come parte di me, di avere visto e accettato la Verità, cioè la rappresentazione di figli tanto desiderati e mai avuti, ma evidentemente non era così. Ed ero smarrita. Mi sembrava che a me mancasse sempre quel pezzetto in più per ascoltare davvero, per accettare e guarire, che molti, apparentemente, non faticavano a trovare e con cui io non riuscivo mai a connettermi veramente.

Dentro di me provavo tanta rabbia, invidia, paura e giudizio. 
“Il corpo dice la Verità dell’anima e da lì non si scappa”, mi diceva Cristiana. 

Ma mi sembrava di non capire quando aggiungeva che si trattava di compiere un passaggio evolutivo, di espandere la mia coscienza rispetto a chi sono veramente
Cosa vuol dire, davvero? Come si fa? 
Così ho iniziato a leggere il libro e guardare i video che mi aveva consigliato. 

In tutti questi mesi, certo, avevo iniziato ad ascoltare di più me stessa e i miei bisogni profondi. Ero arrivata a immaginare la mia parte bambina come una piccola me che tenevo per mano ogni giorno, e a cui stavo più attenta a far vivere esperienze, pensieri ed emozioni positive, una bambina a lungo trascurata di cui imparavo a prendermi cura. Ma non bastava. 

Avevo anche iniziato a ricercare in me i tratti che ritenevo molto negativi negli altri. Uno su tutti, il menefreghismo delle persone in questo mio momento, dopo essere stata loro vicina in situazioni difficili. 
Con l’aiuto di Cristiana, ho capito che a volte io stessa adottavo questo comportamento ma, soprattutto, nei confronti di me stessa e del mio sentire. 

"Se non dai riconoscimento vero a ciò che il tuo corpo e la tua anima vogliono dirti, è come se durante i nostri colloqui tu mi parlassi, mi rivelassi le tue sofferenze, e io non ti ascoltassi, non ti dessi attenzione" mi diceva. 
Un concetto tanto semplice, quanto illuminante. E anche se non sapevo bene a cos’altro dare attenzione dentro di me, senza saperlo, stavo lentamente iniziando ad ammorbidirmi.

Passa un mese di agosto faticoso, poi la svolta: la visita dal ginecologo che tanto aspettavo, la sua proposta di operarmi in maniera poco invasiva con isteroscopia in due tempi, nonostante lo scetticismo del suo ecografista. La rassicurazione che non c’era evoluzione maligna. Che l’utero si poteva salvare. 
Ma soprattutto, il timido riconoscere da parte mia che mi stavo lentamente affidando alla vita, che quella era la strada giusta per me

Ero felicissima di operarmi, mi sentivo leggera, come se mi fossi liberata di un grosso peso dal cuore. Mi sentivo nelle mani giuste. Mi fidavo.
A 42 anni, io, senza ancora un compagno, sola da tanto tempo e con il desiderio di avere figli e creare una famiglia come molte altre donne, a cui avevano prospettato una rimozione dell’utero e con tanti pianti alle spalle che nessun principe azzurro era lì per consolare, mi sentivo nelle mani giuste. E finalmente capita.

Inizia settembre e noto di affidarmi sempre di più alla vita. 
Senza sforzo
Sarà quel che sarà, comincio a dirmi, senza riproverarmi di non fare nulla, di non “darmi da fare”. Inizio a capire che non posso evitare che alcune cose accadano, e altre non accadano, anzi, combatterle blocca il flusso della vita, e negli anni questa battaglia mi aveva estenuato. Ero stanca, sfinita. 

Mi arrendo, mi dico. Senza giudicarmi. E capisco come arrendersi richieda una grande dose di coraggio. Ti sembra di essere un passo indietro, invece sei un passo avanti. 

Mi arrendo alla possibilità di rimanere sola per sempre. Ho già superato molti ostacoli e giudizi sociali da sola. Non mi serve più pensare continuamente al compagno e alla famiglia che non ho. Ormai, alla mia età, il peggio è passato, penso. Mi piace la mia vita, la casa e il lavoro meraviglioso che ho creato da sola, la mia famiglia con una storia dolorosa e le mie poche, vere amiche. Ma mancava come un ultimo tassello.

A metà settembre, l’ultima svolta. Sono in albergo, è una domenica sera prima di una giornata di lavoro come tante. Alla TV c’è lo speciale sul ponte Morandi. Intervistano le famiglie delle persone scomparse e le vittime sopravvissute. Verso la fine, questa donna dice: “Io non ho nessun merito a essere sopravvissuta”, spiegando di non valere né più, né meno delle altre persone che sono morte. Questa è una frase che non potrò mai dimenticare. Mi sblocca. 

È proprio vero, mi dico. E il pensiero comincia a vagare: non c’è alcun merito nell’essere vivi, così come non c’è alcun merito nell’avere un compagno o nel non averlo. 
Non ho niente di sbagliato se accanto a me non c’è nessuno, perché non c’è nessun merito nell’amore che, per definizione, non è meritato, ma è uno dei tanti doni che la vita ci dà. 
Ad alcuni capita un dono anziché un altro, anche se non è dato sapere il perché.

Ecco, io che da anni ormai sono sola, che le convenzioni sociali hanno portato a dubitare di avere qualcosa che non va, che ho fatto un percorso per trovarmi i “difetti” pur essendo una ragazza normalissima che, come tutte noi, ha molto da offrire, ho accettato la mia condizione dopo anni di lotta, di paura di rimanere da sola, di vedere questi ultimi anni delicati scorrere via complimentandomi con gli altri per figli e matrimoni, mentre la mia vita affettiva non progredisce, e di chiedermi il perché. Io non so il perché, e accetto di continuare a vivere non sapendolo. Ma so che non c’è nulla di sbagliato in me. 

So che vado bene, così come sono.

È con questo stato d’animo che attendo i risultati di un test ormonale molto importante per me. 

Smetto di formulare preghiere, affidandomi alla vita

Andrà come deve andare, mi dico, io non posso cambiare le cose. Il test mi è stato prescritto a fine agosto dal chirurgo, al quale ho confidato che, come ultima opportunità, volevo provare a sentire se alla mia età fosse ancora possibile la crioconservazione degli ovociti. A fine settembre, leggo il risultato qualche giorno prima dell’appuntamento con la dottoressa che mi visiterà. AMH intorno a 1, guardo su internet, sembra un valore abbastanza buono per la mia età, ma resto con i piedi per terra.

All’appuntamento, la dottoressa è stata squisita, e mi ha dedicato più di un’ora. Mi dice che il valore non è male, ma vuole verificare se rispecchia la realtà delle ovaie con la conta dei follicoli antrali. Sono 11. Ripete che la situazione di partenza non è male, solo che io ho più di 38 anni, il limite massimo solitamente fissato per questi trattamenti. Quantitativamente si potrebbe ancora procedere, ma la qualità degli ovociti, nonostante la selezione prima di congelarli, è inferiore a quella di una donna giovane, pur presentando valori più bassi. 
Mi dice che il limite di età più congruo per conservare è entro i 35 anni, ma in Italia si arriva tardi, le donne non pensano a preservare la propria fertilità, e che per me la soluzione migliore sarebbe stata eventualmente l’ovodonazione. Mi mostra esempi di famiglie felici, mi spiega tutto di questo mondo a me sconosciuto. Poi mi dice: “Tecnicamente, non posso dirti che nel tuo caso non si può fare, la situazione di partenza non è male per la tua età, le tue ovaie possono essere di un anno o due più giovani, però le tue probabilità di rimanere incinta con ovociti crioconservati è intorno al 5-7%, non farti illusioni. 

In queste cose, l’età conta. Certo, la vita resta un miracolo, e magari, se trovi un compagno, potresti anche avere figli naturalmente, oppure con questa riserva crioconservata. Ma le possibilità sono estremamente ridotte”.

Io ho appreso questo messaggio con grande serenità. Non mi sono abbattuta, io che ho sempre desiderato una famiglia con tre figli e invece sono stata accompagnata al centro non da un compagno di vita, ma da mio padre. Non mi sono sentita da meno delle altre donne, perché so che anche diventare madre è un dono immeritato.

Io ho il dono di poterci ancora provare, nonostante le basse aspettative e non sapendo se questa riserva verrà mai utilizzata, ma vorrei lasciare, senza la minima intenzione di suscitare timore o allarmismi, un messaggio chiaro di consapevolezza a tutte le donne che mi leggeranno: 
se in futuro hai il desiderio di diventare madre, ma magari stai pensando alla carriera o ad altri progetti, è sempre bene fare controlli mirati intorno ai 30 anni, per avere la possibilità di fare scelte consapevoli e non precluderti eventualmente alcuna possibilità di preservare la tua fertilità. Ci sono donne anche molto giovani, mi è stato detto, che hanno già valori più bassi dei miei, indice di una riserva ovarica in via di esaurimento, per cui vale la pena sapere, per poter scegliere la strada più giusta per sé. Ma senza illusioni di eterna giovinezza.


Io ringrazio la vita di avere ancora questa opportunità, e di esserci arrivata proprio quando un verdetto così severo non mi rattrista, non mi fa piangere, ma mi porta, una volta di più, ad affidarmi alla vita e ai doni che vorrà offrimi, senza pretendere nulla.

Ringrazio Cristiana e i suoi fiori meravigliosi con tutto il cuore, per avermi presa per mano e accompagnata in questa profonda evoluzione, facendomi vedere e accogliere la rabbia, la paura e la non accettazione di rimanere sola. 
Tra agosto e settembre, io che sembravo non trovare mai quel tassello mancante, che non sapevo espandere la visione di me contemplando anche la solitudine, assumevo i fiori senza più pensare a una reale trasformazione. Me ne sono dimenticata, ma loro non si sono dimenticati di me. E riprendendo casualmente in mano l’ultima boccetta, ho letto con stupore: “Accetto il presente e mi affido alla vita”...

Nella speranza che questa mia storia possa aiutare il maggior numero di donne e diffondere la voce, vi stringo forte e vi auguro di amarvi per tutta la vita, così come siete. Il valore è già dentro di noi."

Ringrazio di cuore Roberta (un nome inventato per mantenere la privacy) per questo importante documento che mi auguro molte donne potranno leggere affinché possano sentirsi comprese.

Per info e appuntamenti:
Cristiana Zenoni
328 8171805
Skype: terapiafloreale

sabato 29 giugno 2019

LASCIARSI CON AMORE


Cari amici di questo blog,
tutti noi abbiamo sperimentato la fine di una relazione. Giusto? 
Almeno il 99% di noi credo di si.
Com'è stato per voi finire la relazione?

Certo, c'è differenza tra il lasciare e l'essere lasciati; di solito chi lascia non sta così male come chi viene lasciato, però dipende dal motivo per cui si lascia.
Se, ad esempio, lasciamo perché siamo costretti a farlo, per "sopravvivenza", ma una parte di noi spera ancora che l'altra persona possa rinsavirsi, allora è molto doloroso anche per chi lascia.

Ad esempio, ho delle amiche e delle coppie che seguo in terapia che, in questo periodo, si trovano proprio in questa situazione; la relazione non funziona, non c'è dialogo, tante incomprensioni, rabbia accumulata, rinfacci e sfinimento, accuse verso l'altro e, pur lavorandoci terapeuticamente, non se ne esce.
Allora inutile accanirsi... la soluzione per star meglio è lasciarsi.

Meglio lasciarsi anche se ci sarà molto dolore, sì, ma almeno sarà un dolore dettato da una scelta e non alimentato da continue frustrazioni per il fatto di stare con qualcuno con cui non si riesce ad andare d'accordo.
Soffrire per soffrire, meglio scegliere la via più leggera, e anche quella più sana.

Resta il fatto che lasciarsi è sempre un trauma, un vero e proprio lutto.
Questo accade soprattutto perché quando ci si lascia si chiudono definitivamente tutti i rapporti con l'altra persona.
La rabbia e l'orgoglio spingono, per la maggior parte dei casi, a smettere di sentirsi o vedersi, restando ognuno nella propria ferita.




Riflettendo con un'amica su questo, dicevamo che questa modalità è in effetti una tortura che entrambe le parti si autoinfliggono.
Forse smettere di colpo di vedersi o sentirsi aiuta a stare meglio?
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore?
Dubito.

Dubito; primo, per esperienza personale. Il lasciarsi e smettere da un giorno all'altro di avere un contatto, il non chiedersi come va, cosa l'altro prova o non poter dire cosa provavo all'altra persona, mi ha fatto molto male, ha reso la separazione molto dolorosa.
Secondo, perché quando ci si lascia in questa modalità così diffusa e non ci si è chiariti, si creano dei sospesi enormi. 

Durante i seminari di costellazioni questo risulta evidentissimo. In quel momento esce la verità, e ciò che ho visto fin ora sono coppie separate che magari anche dopo vent'anni avevano ancora un legame, proprio perché non ci si era mai chiariti.
Che grovigli energetici creiamo senza sapere!...

Allora mi domando, siccome il lasciarsi può far parte della vita, perché non farlo con amore?
Perché non essere aiutati a lasciarsi quando non c'è nulla da fare d'altro?

C'è una coppia che seguo che ha tentato il tutto e per tutto per stare insieme, con grande impegno da parte di entrambi, ed è stato bellissimo assistere e aiutare la loro determinazione, ma ora abbiamo compreso insieme che continuano a ferirsi e a crearsi sofferenza, che non è possibile, almeno per il momento, trovare un modo per costruire un rapporto sano. Perciò, abbiamo valutato insieme l'ipotesi di essere accompagnati in un percorso di sano e amorevole distacco, il che mi sembra altrettanto bello.

Non sarebbe più facile per tutti affrontare una separazione in questa modalità, aiutati e supportati dalla terapia floreale che possiede essenze che aiutano proprio in questo?

Credo che lasciarsi con amore sia un atto di grande maturità e un bel modo per sciogliere i grovigli, anziché crearne di nuovi.
Certo ci vuole la disponibilità di entrambe le parti, e un professionista che accompagna la coppia e comprende tutti i sentimenti che i due attraversano in questo passaggio.
Allora stare nella separazione sarà meno doloroso e sarà un meraviglioso processo evolutivo.

Per appuntamenti:
328 8171805
info@terapiafloreale.it
skype: terapiafloreale



Bleeding Heart - una delle essenze per chi soffre di abbandono

lunedì 24 giugno 2019

L'INTENTO: IL PRIMO GRANDE PASSO VERSO LA REALIZZAZIONE


Tutti vogliamo stare bene, ma chi è davvero disposto a cambiare qualcosa di sé affinché questo intento si realizzi?
Come possiamo pensare di guarire delle parti del nostro corpo o degli aspetti della nostra vita se continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto e che ha scatenato lo squilibrio?

Sembra assurdo, ma ciò che ancora tanti di noi si aspettano è che la felicità o la realizzazione arrivino per magia da un momento all'altro.
Certo è vero che la vita è generosa, e tante volte riceviamo dei bonus che possono essere una bella notizia, una persona da amare o una proposta di lavoro, senza aver fatto nulla in particolare, anche se ciò che vedo è che quando arrivano questi bonus gratuiti, per la maggior parte delle volte, in realtà non sono mai proprio gratuiti come li vediamo noi, ma sono sempre il frutto di un piccolo cambiamento che abbiamo fatto interiormente senza renderci conto di averlo compiuto; ad esempio, questo accade spessissimo quando cominciamo una terapia con le essenze floreali (www.terapiafloreale.it).

Siamo stati sempre portati a credere che è ciò che succede fuori che condiziona i nostri stati d'animo o i nostri corpi fisici, e in parte è così poiché esiste sempre uno scambio tra il fuori e il dentro, ma è anche vero che è più l'interiore che condiziona il nostro mondo esterno.

Quando smettiamo di attribuire la responsabilità del nostro benessere o malessere a fattori esterni, e cominciamo a prenderci la totale responsabilità della nostra vita e di ciò che ci succede, allora la nostra vibrazione energetica inizia a evolvere tantissimo, e diventiamo i soli capitani della nostra nave.
Quando cominciamo a prenderci la piena responsabilità di ciò che viviamo, delle persone che incontriamo, delle esperienze che facciamo, usciamo dal ruolo di vittime e diventiamo adulti a qualsiasi età.

Pensiamoci bene, quale utilità c'è nel sentirsi vittime?!
E' piacevole essere compatiti? Aiuta a darsi una cavolo di ragione egoica?!

E' proprio il vittimismo che porta a restare dei bambini anche da adulti.
Il bambino è davvero vittima, non si può difendere, non ha la conoscenza e gli strumenti, ma l'adulto si; l'adulto che resta vittima, resta bambino. Continua ad alimentare quella parte bambina che vuole avere ragione, vuole ricevere quello che gli è mancato, vuole essere riscattato del suo dolore.

Ecco che allora decidere di uscire dal ruolo di vittime può essere un primo intento fondamentale per cominciare a crescere. E non parlo solo del diventare davvero adulti, ma parlo anche di evoluzione, perché noi tutti siamo qui fondamentalmente per questo motivo, per evolvere attraverso le esperienze che facciamo.



Ecco perché l'INTENTO ha un ENORME potere.

L'intento è il motore principale di ogni guarigione. In tutti questi anni non ho mai visto nessuno guarire senza un saldo intento di farlo.
L'intento è una meravigliosa energia di natura maschile che tutti noi, uomini e donne, possediamo e che possiamo decidere di cominciare ad utilizzare in qualsiasi momento, tenendo saldo l'obiettivo fino al suo raggiungimento.

Allora sì che tante energie intorno a noi cominciano a muoversi per aiutarci a realizzare il nostro obiettivo se questo è di natura evolutiva.

Dobbiamo cominciare a pensare che siamo noi i padroni della nostra nave. 
Se non lo facciamo saremo sempre dei vagabondi nelle nostre anime!
Dobbiamo cominciare a espandere le nostre coscienze...
Qual è davvero la verità? E' quella che ci fanno credere o è quella di essere delle particelle divine?

Io ho sempre creduto che la verità è sempre la cosa che ci fa stare bene, e che tutto sia possibile.

Allora perché non decidere di provare a mettere un saldo intento per realizzare un grande progetto, un desiderio, una guarigione?
Un intento che sarà seguito da AZIONI concrete. Perché se l'intento non è seguito dall'azione allora resta un'energia che viene sprecata e che si manifesterà nel corpo fisico come stanchezza e demotivazione.

Ecco perché ho creato un seminario esperienziale online che può essere d'aiuto a chiunque abbia voglia di iniziare a mettere in pratica un intento di guarigione e crescita personale.
Il seminario si intitola 

"QUANDO E' UTILE INTRAPRENDERE UN PERCORSO DI GUARIGIONE?"

e vuole essere uno strumento importante per coloro che 

-faticano a chiedere aiuto e sostegno
-non sanno da parte iniziare per guarire i propri disagi
-sono titubanti e scettici su cosa consista intraprendere un percorso di auto guarigione
-non hanno informazioni chiare e semplici per scegliere cosa è meglio per se stessi

Per potervi partecipare basterà semplicemente comunicarmi la tua adesione valevole in qualsiasi momento. 
Questo perché potrai svolgerlo secondo i tuoi ritmi personali e le tue esigenze, senza doverti spostare da casa, ma solamente utilizzando il computer.
A conferma effettuata con il tuo pagamento tramite bonifico bancario di cui ti fornirò le coordinate, sarò a tua disposizione per donarti fin da subito il mio aiuto. Come?

Riceverai una dispensa tramite email che potrai leggere quando vuoi, contenente materiale informativo necessario alla comprensione del tema in questione.
Una volta letta ti chiederò di inviarmi una breve email contenente: 
i tuoi dubbi, i disagi che vorresti risolvere, cosa non sopporti di te stesso e cosa invece apprezzi.

Solo allora avrai la possibilità di fissare un incontro con videochiamata tramite Skype o Whatsapp, in cui poter effettuare una meditazione personalizzata guidata in merito a quanto emerso dalla email inviata.

Il costo del seminario è di 30 euro.

CONTATTI:

328 8171805
Skype: terapiafloreale

Ti auguro fin da ora di poter avere un grande intento per la tua REALIZZAZIONE. Siamo noi stessi i capitani della nostra nave!


domenica 16 giugno 2019

QUEL GIORNO DI PIOGGIA NON TORNERA' PIU'


A te...


Per scrivere questo post prendo spunto da una canzone bellissima e  commovente, creata in commemorazione di una squadra di calcio che ha subìto una grave tragedia 70 anni fa.

Avrete già capito di chi parlo, ma non è mia intenzione qui puntare l'attenzione su preferenze calcistiche di cui sono la prima a disinteressarmi.

Credo però che sia bello e doveroso aprirsi empaticamente verso chiunque, condividendo un dolore che in qualche modo abbiamo provato, o stiamo provando tutti, anche se magari sono passati tanti anni da quel momento. 
Un dolore a cui non si può restare immuni.

Parlo del dolore di una perdita; un dolore che molto spesso imprime nella mente la certezza di una fine e che allontana dalla speranza.
Un dolore che convince chi lo prova ad avere paura della vita, ad aspettarsi che le cose possano andare male, restando intrappolati dentro quel trauma, quell'energia in blocco, congelata.

Perciò mi chiedo:
Quale significato può avere una morte improvvisa o precoce?
Quale significato per l'anima che se ne va e quale per chi rimane?

Io credo che anche in questo caso la risposta sia racchiusa nel detto "tanto buio, tanta luce".
Perché forse l'anima che se ne va improvvisamente e/o precocemente ha bisogno di fare quell'esperienza, chissà... 

Durante i seminari di costellazioni ho avuto modo di rappresentare una persona
che moriva e di sentire la pace nel cuore quando chi rimane mi guardava e
mi lasciava andare alla Luce.
Che profondo insegnamento c'è stato per me in questo...
Cose che certo nessuno ci insegna e che rappresentano ancora un tabù per la maggioranza.

Conosco persone che hanno vissuto la morte di un figlio e che pian piano hanno
trasformato quel dolore in un aiuto per i genitori che hanno vissuto la
stessa esperienza.
Conosco persone che hanno vissuto la morte precoce di un fratello e che hanno
sviluppato una predisposizione ad aiutare i ragazzi in diversi ambiti.
Quali migliori forme di sublimazione?

L'accettazione... il perdono... 
A volte la vita riserva proprio esperienze così dolorose per permetterci di creare qualcosa di meraviglioso.

Quando qualcuno se ne va, chi resta in vita si sente spesso colpevole di essere vivo sabotando la propria realizzazione.
Lo possiamo vedere bene questo, ad esempio, nella sindrome del
gemello scomparso. Ma non solo, esistono numerosissimi casi di senso di
colpa dell'essere vivi.

Ebbene, quel senso di colpa però non fa bene né a chi resta, né a chi se n'è andato. 
Tiene legati... impedisce di procedere per la propria strada.

Sempre durante i seminari di costellazioni, e di queste possibilità sono infinitamente grata, ho avuto l'opportunità di rappresentare anche chi resta, dapprima piangendo tutte le mie lacrime per la mancanza di quella persona cara, e poi arrivando a risoluzione lasciandola andare e, cosa importantissima, vedendo la pace nei suoi occhi nel momento in cui poteva finalmente essere libera e vedere chi rimaneva, me in quel frangente, avere la possibilità di realizzarsi. 

Voglio dire che chi se ne va di solito VUOLE che chi resta si realizzi e gioisca della vita, perché questo è il miglior modo di ONORARE entrambe le parti.
Chi resta, in sostanza, ha come il compito di gioire anche per onorare chi se n'è andato. Ci si sente legittimati a vivere.

Non è stupendo? Non sentite una pace nel cuore solo ad immaginare questo permesso di smettere di soffrire?

Non è continuando a soffrire che si ri-COR-da la persona che non c'è più, ma è trasformando quel dolore.
Allora che grande insegnamento arriva, che evoluzione, che forza che ritorna
in sé... e in quel giorno di pioggia potrà tornare il sereno.