lunedì 5 febbraio 2018

ENDOMETRIOSI: LA GUARIGIONE RISIEDE NEL TORNARE NEL PROPRIO RUOLO


Carissimi lettori, e soprattutto lettrici,
da tempo ormai affermo che le cause di questa malattia, l'endometriosi, così invalidante e, purtroppo, così diffusa in questi ultimi anni, risiedono in più fattori.
I fattori sono esterni e interni a noi donne.
I fattori causali esterni sono i retaggi culturali e religiosi derivanti da millenni di patriarcato e svalutazione della donna, che hanno portato la donna a smettere di credere in se stessa e nell'immensa capacità che ha per natura: CREARE.
Certamente anche i fattori ambientali quali l'inquinamento, l'esubero di farmaci e di vaccinazioni, i cibi contenenti conservanti e sostanze chimiche, hanno contribuito a indebolire i nostri apparati riproduttivi, tant'è vero che nei paesi dove la popolazione vive ancora in stretto contatto con la natura e a ritmi più umani, l'incidenza di questa malattia è quasi pari a zero.

Sulla base di queste statistiche, io qualche domanda me la faccio...

Aggiungiamo i fattori interni, quindi una mancanza di autostima e di fiducia nelle proprie capacità, la mancanza di amore e accettazione di sè, il bisogno malsano di avere un compagno, anziché il cercare di creare un rapporto basato sullo scambio reciproco, e l'assumerci responsabilità che non ci riguardano all'interno della propria famiglia di origine - ad esempio: fare da mamma alla propria mamma - o nella famiglia attuale: fare da mamma al compagno o rivestire il ruolo di figlia con il compagno o con i propri figli, tutto questo significa creare un terreno fertile per la malattia, che altro non rappresenta, simbolicamente, che l'investire energie in "ruoli e luoghi" che non ci appartengono.


Ho voluto fare questa premessa come introduzione alla nuova testimonianza che Elisa ha molto gentilmente accettato di scrivere per noi, affinché possa essere un aiuto per le tante donne che, non trovando risposte soddisfacenti nella sola cura ormonale o chirurgica, sentono la necessità di curare se stesse compiendo anche un percorso interiore di auto-guarigione.
Così è stato per Elisa, che dopo aver letto le altre testimonianze di guarigione pubblicate su questo blog, mi ha contattata e abbiamo cominciato un meraviglioso percorso di auto-guarigione su più livelli che, con grande dolcezza e coraggio, oggi ci racconta: 

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"Eccomi qui a quasi 2 anni dal nostro primo incontro. Io sono Elisa.

La mia strada verso l’endometriosi inizia nel 2009; io  stavo bene, ma la vita prova a mettermi di fronte alla realtà, con una gravidanza non cercata.
Credevo, e credo, che i figli sono un dono, ma quel dono proprio non riuscivo ad accettarlo, e decido con molta sofferenza e insieme a mio marito, di non tenerlo. 
Passo giorni infernali, provo in tutti i modi a comunicare con quest’anima dentro di me, ma non riesco ad aprirgli il cuore, nel profondo spero che mi abbia già abbandonata, per non dover essere la responsabile della sua mancata venuta al mondo.
Dopo l’intervento, mi sento quasi sollevata di avercela fatta, e di poter tornare alla vita, anche se si torna alla vita solo a metà o almeno così è stato per me... Vado avanti, dopo un anno, nonostante le precauzioni per evitarlo, e mi ritrovo di nuovo nella stessa situazione; dico a me stessa che deve essere un segno, che io questo figlio lo devo mettere al mondo, ma comincio a stare male: ho incubi tutte le notti, sogno bimbi che mi strangolano, e case e luoghi orrendi sporchi e bui di cui parlo col mio medico, che mi consiglia di parlare con una psicologa, così decido ancora di non tenerlo, proprio non ce la faccio, e li comincia ad incrinarsi l’idea che avevo di me: io che mi ero sempre considerata una donna forte, ora crollavo davanti a un esserino, ma quell’istinto materno non lo avevo, era una cosa chiara nella mia mente, io non volevo figli, e con molta  rabbia verso me stessa, procedo con un'altra interruzione. 
Stavolta però è diverso, stavolta piango a tutti i controlli, a tutti i colloqui; per un breve momento penso di tenerlo, e in quel momento mi sento felice, ma poi continuo l’iter e vado fino in fondo, consapevole che non ne verrò fuori, e infatti da li comincia la mia seconda vita, perché da quel momento in poi tutto ciò che faccio o sono, lo rapporto a prima di quel momento e a dopo, una vita di “prima non ero così”, ma vado avanti e senza quasi accorgermi mi rinchiudo in questa gabbia.
Passano gli anni, e fingo che non sia successo, fingo di non soffrire, fingo di stare bene, fingo di vivere, ma mi accorgo di non essere più io... mi accorgo di non ridere più col cuore, provo disagio davanti a donne incinte, piango davanti a foto di neonati, e sto male ogni volta che mi imbatto in qualsiasi cosa mi ricordi ciò che è accaduto, ma mi faccio forza e vado avanti, guardando solo le cose positive della mia vita. 
Una notte mi ritrovo di nuovo dentro quell’ospedale, penso di sognare, perché in realtà sono nel mio letto, ma sono anche sveglia, e continuo a vedere l’ospedale, tremo piango e continuo a dire a mio marito: "svegliami, ti prego svegliami, portami via, prendimi a schiaffi, fa qualsiasi cosa, ma fammi uscire da qui!" 
L’indomani comincio ad andare da una psicologa, che mi dice che ho avuto un attacco di panico molto grave; continuo la terapia per mesi e lei sostiene che ho già elaborato tutto da sola, finché insieme decidiamo di interrompere. Ero apparentemente guarita, ma in realtà avevo solo trovato un posto ancora più profondo dove nascondere il dolore. 
Passa il tempo e comincio ad avere il mestruo sempre più doloroso , accompagnato anche da abbondanti nausee, il mio cervello rettile mi dice che ho le nausee perché ho sempre paura di essere incinta, se non ché, un bel giorno svengo dal dolore, e li comincia il pellegrinaggio da diversi ginecologi; ogni volta sostengo di avere l’endometriosi e loro dicono di no, ma intanto i dolori diventano sempre più forti e durano sempre di più, fino a diventare costanti tutti i santi giorni... comincio a non avere più energia, a non guidare più per paura degli svenimenti che arrivavano senza preavviso. Chiudo così la mia attività, avevo 37 anni ed era come averne 150, poi trovo un ginecologo che mi propone la pillola o antidolorifici sempre più forti, e poi eventuale intervento, oppure “faccia un bimbo signora”.    
Ma con quale coraggio potevo pensare di meritarmelo ancora? In ogni caso cerco di seguire il suo consiglio e smetto di usare precauzioni, tanto il mio corpo mi aveva assecondata, creandone una "infallibile".

Un giorno leggo un articolo che parla di endometriosi e problematiche legate al desiderio o no, da parte della donna di avere figli, e mi si apre un mondo, capisco che è quello il mio problema, cosa per cui tra l’altro mi sono sempre sentita anormale per la mia assenza di istinto materno.

Comincio a fare ricerche e mi imbatto nel blog di Cristiana, non ci penso due volte, la chiamo e in attesa dell’incontro scarico la sua guida "Endometriosi: si può autoguarire" e inizio subito col cambio di alimentazione; al primo incontro ho pianto tutto il tempo, mi sentivo l’essere più miserabile sulla terra, ma capisco subito che lei sa quello che dice, individua subito che il mio problema è che sono mamma con tutti: amici, genitori, marito, suoceri, conoscenti, chiunque.
 ”Devi lavorare sul ruolo”, mi dice. Tutto all’improvviso diventa chiaro. Fin dal primo mese io comincio a vedere quello che prima non vedevo, che avevo sulle spalle le vite di tutti, risolvevo i problemi di tutti, capivo tutti, aiutavo tutti, pensavo a fare le cose per tutti, tranne che per me. Tralasciavo me stessa, la mia casa, la mia vita per gli altri, senza mai neanche farmi la domanda se fosse normale che facessi e pensassi a tutto io, che fossi sempre presente e disponibile, e che mi donassi sempre e solo agli altri senza neanche mai pensare che forse era troppo. Come potevo in tutto questo trovare il modo, l’energia? Come poteva anche solo nascere in me il pensiero di diventare madre? Il mio dare tutta me stessa agli altri mi aveva precluso la gioia di diventare mamma.

Allora ho iniziato a mettere le cose a posto, a dare a ognuno il giusto, compresa me stessa, a smettere di fare la mamma con tutti.
ho cominciato a essere figlia, moglie, sorella, amica, e intanto ho cominciato a stare meglio: la nausea era sparita, i dolori pure,  e attendevo con ansia gli incontri con Cristiana per raccontarle i miglioramenti; abbiamo lavorato tantissimo anche sul dolore che mi portavo dentro dopo le IVG e lei mi diceva che un giorno avrei capito perché quelle due anime avevano scelto di venire da me e non nascere, lo avrei capito col perdono di me stessa, perdono che è arrivato dolcemente, insieme alla comprensione del perché...
Adesso quelle anime le riconosco e le amo immensamente, mentre prima avevo paura anche solo di nominarle... le ringrazio tutti i giorni per quello che sono venute a portare nella mia vita, perché se non ci fossero state loro io non avrei mai capito che il mio bisogno di essere amata e accettata mi spingeva a dare tutto agli altri, a mettermi al loro posto, derubandoli tra l’altro del loro ruolo e delle loro responsabilità, e della loro opportunità di evolvere, e sentendomi anche buona per questo, pensando di fare bene senza mai minimamente chiedermi se fosse giusto perché mi avevano insegnato così!
In questo percorso di Luce, amore e consapevolezza, sono rinata alla vita.
Certo è stato anche faticoso a tratti, ma solo chi davvero ti ama accetta le conseguenze di un cambiamento così grande, e anche questo aiuta... ho imparato a vedere gli altri come specchio, mi hanno messo di fronte cose che mai avrei pensato mi appartenessero, come la paura del giudizio, il bisogno di essere amata, riconosciuta e accettata, e ogni volta che ho capito li ho ringraziati, consapevole del loro ruolo, senza però più plasmarmi in base alle loro esigenze.
Ogni difficoltà è stata un’opportunità, ogni crisi un’evoluzione.
ho scoperto a 40 anni chi sono e cosa voglio, ho ripreso a studiare, ho chiaro cosa voglio donare al mondo in questa mia vita terrena e ora mi impegno per riuscirci, trovando il tempo e il modo, sapendo che nessuno potrebbe dissuadermi; ho anche capito che adesso sì, sarei pronta a fare la mamma, con una consapevolezza nuova, sapendo di aver spezzato alcune di quelle catene energetiche, di quei pensieri e atteggiamenti errati che avrebbero ereditato i miei figli, e sono grata di tutto ciò, sono grata ai miei bimbi, a Dio, ai fiori, e a Cristiana che mi ha guidata con la comprensione, la dolcezza, la fermezza e la professionalità dell’ anima splendida che è. 
Grazie."



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